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Storia della posturologia

Storia della posturologia

Il termine postura, già presente nella nostra lingua a partire dal 1200, è stato utilizzato per la prima volta nel Rinascimento da Redi nel suo Trattato di Anatomia Umana per definire: "un atteggiamento abituale del corpo o di parti di esso". Pur essendo vista quindi come una disciplina relativamente giovane, in realtà diversi studiosi e autori passati, seppur indirettamente, si sono occupati di postura.

Storia della Postura

Il chirurgo Charles Bell (1774-1842), noto per i suoi saggi su Anatomia nell’espressione pittorica (1806), si interrogava sui meccanismi che sono alla base della postura: come riesce un uomo a mantenere una postura eretta o inclinata contro il vento che soffia su di lui, è evidente che egli possiede un senso attraverso il quale conosce l’inclinazione del proprio corpo e che possiede l’attitudine ad aggiustarla. Un primo pilastro alla comprensione di tali meccanismi fu data, agli inizi degli anni ’40, da Sir Charles Scott Sherrington (1857-1952) noto neurofisiologo inglese, il quale concludeva: La stazione eretta è una risposta posturale estesa e composita, nella cui attuazione è di importanza fondamentale la contrazione dei muscoli antigravitari che controbilanciano il peso del corpo, che altrimenti, flettendo le articolazioni, provocherebbe la caduta a terra. Sherrington, che era un fine ricercatore sul tessuto muscolare, definiva il tono muscolare come lo stato di semi contrazione dei muscoli scheletrici necessario a mantenere la postura (tono muscolare), cioè l’armonica e reciproca posizione delle varie parti del corpo nello spazio.
Le esperienze che portarono Sherrington a sostenere questo punto di vista furono essenzialmente quelle che dimostrarono l'iperattività dei riflessi miotatici nell'animale decerebrato (Creed et al., 1932).

I primi concetti

Un arto privato del suo input propriocettivo, e quindi della risposta miotatica, attraverso la sezione delle sue radici dorsali non è in grado di produrre risposte posturali, nonostante la forza muscolare si dimostri capace di sostenere il peso del corpo durante la provocazione di riflessi non miotatici, come il riflesso estensorio crociato. E’ dunque evidente che oltre ad una componente spinale necessita una componente sovraspinale per il mantenimento del tono posturale. Ma, al di là d’isolate ricerche ed intuizioni, si era ben lontani da studi di settore specifici. Bisognerà aspettare gli anni ’50, perché i concetti posturali, e soprattutto d’equilibrio posturale, acquistassero connotati più scientifici. Dove sbagliavano gli autori fino al XIX secolo, non era nel modo di condurre la ricerca, ma nel modo di assemblare i dati ottenuti. Gli studi fino a quel momento erano esclusivamente settoriali, limitati ai campi di conoscenza di ciascuno degli autori che si affacciavano alla posturologia ma non riuscivano ad abbracciarne la complessità e globalità. Essi credevano, al pari di Bell, che esistesse un particolare “senso”, un singolo sistema, deputato alla regolazione posturale. Nei loro scritti mancava il concetto d’integrazione delle informazioni sensoriali. Così Romberg conosceva il ruolo della vista e della propriocezione podalica e osservava che le oscillazioni posturali sono maggiori ad occhi chiusi e quando la base di sostegno è ridotta, inoltre le oscillazioni sono ancora maggiori ed irregolari quando è presente una lesione neurologica, crea così il test che porta il suo nome (Test di Romberg). Flourens (1794-1867) analizzava il ruolo del vestibolo, Longet (1845) il ruolo della propriocezione dei muscoli paravertebrali, De Cyon (1911) il ruolo della propriocezione oculomotrice, Magnus (1926) il ruolo della pianta del piede. Nessuno, però, era capace di dare al problema un’ottica multidisciplinare. Questo almeno fino a quando Baron (1956) e Tadashi Fukuda (1959), autore del test che porta il suo nome (Test di Fukuda o della marcia sul posto), cominciarono a studiare l’equilibrio posturale in un’ottica quanto più ampia possibile, elaborando e coordinando i dati ottenuti dalle loro ricerche e dalle ricerche degli studiosi che li avevano preceduti. Fu così che si arrivò ai primi concetti concreti di postura e d’equilibrio posturale, al punto che lo studio sulla postura cominciò ad essere considerato come una branca specialistica a sé stante. Nacque così la Posturologia come scienza, che aveva l’interesse principale nello studio dell’equilibrio umano e, soprattutto, nelle condizioni fisiologiche che lo rendevano possibile. Nel frattempo, un fatto nuovo contribuì, non indifferentemente, alla ricerca in generale, aprendo nuovi orizzonti alla comprensione dei meccanismi posturali: la scienza cibernetica. Essa fu introdotta in Europa a cavallo degli anni ’50 e rivoluzionò non poco il modo d’interpretare la realtà. In particolare in Medicina introdusse un nuovo modo di vedere l’essere vivente considerandolo come un assemblaggio di sistemi interagenti. Il concetto di postura fu letteralmente stravolto nella sua essenza e letto, oltre che interpretato, come sistema cibernetico. Un sistema cioè che aveva bisogno di entrate (informazioni provenienti dagli esterocettori e propriocettori), di centri superiori (con funzione di integrazione, elaborazione, pianificazione, controllo) e di uscite (che traducono in azioni quanto elaborato e deciso dai centri superiori). E fu così che si cominciò a parlare di Sistema Tonico Posturale responsabile dell’equilibrio, da cui partirono i nuovi concetti di postura. Nel 1983 Bernard Bricot affermava che lo squilibrio del sistema posturale può essere all’origine delle patologie muscoloscheletriche. Siamo ormai giunti così alla vera e propria rivoluzione posturale che arriva fino ai nostri giorni.