Il trattamento rieducativo del piede piatto

Il trattamento rieducativo del piede piatto

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Il piede piatto lasso dell'infanzia rappresenta una tappa evolutiva dello sviluppo destinata a risolversi spontaneamente e favorevolmente con la crescita nella stragrande maggioranza dei casi e quindi gli interventi, specie quello chirurgico, debbono essere considerati come l’eccezione e non la regola e limitati a quei pochi casi in cui oltre alla deformazione strutturata vi siano anche dolore e limitazione funzionale.

Citando Pisani: "Il piede completa la sua morfologia (morfogenesi) acquisita nel corso dello sviluppo individuale (ontogenesi) sulla scorta delle scelte evolutive della specie (filogenesi) per le informazioni (cibernetica) che riceve dal mondo esterno... forse l' 1-2% dei piedi calcaneo-valghi osservati all'età di 2-3 anni non raggiungerà, a 6-7 anni, il corretto assiamento del calcagno... Il tempo può correggere un valgo calcaneare ai limiti del fisiologico, la calzatura correttiva mai: nel volgere di giorni o settimane è la scarpa a modellarsi sulla forma del piede e mai accade che sia il piede a modellarsi sulla calzatura. Il rischio per questi bambini non è tanto di aver portato una scarpa ortopedica perché avevano i piedi piatti, quanto di avere i piedi piatti perché hanno portato una scarpa ortopedica" (Trattato di chirurgia del piede - 1993).

Il trattamento conservativo o preventivo si avvale di esercizi che vadano a determinare un rafforzamento delle strutture muscolari, specie della muscolatura cavizzante (peroneo lungo e breve, tibiale posteriore e flessori delle dita e dell’alluce), oltre alla stimolazione della funzione propriocettiva e di equilibrio propria del piede, straordinario organo sensoriale oltre che di moto. Il piede piatto va considerato infatti come una malattia tipica del progresso e della civilizzazione, la diretta conseguenza del camminare continuamente su superfici piane e dure, con calzature strette e rigide o peggio determinato dall'eccessiva sedentarietà. 

I bambini che camminano scalzi su superfici non lisce (sabbia, erba, terra) sviluppavano piedi più sani di quelli che usano scarpe correttive e plantari. Questo perché camminare a piedi nudi permette un lavoro di elaborazione, informazione e attivazione dei muscoli dei piedi che viene quasi annullato con la scarpa. La funzione propria del piede quale organo sensoriale e “conoscitivo” è ancora più manifesta ed evidente nei neonati: basti osservare come essi tendano continuamente ad afferrare i loro piedi, a portarli alla bocca, a muoverli continuamente. Il piede è quindi uno strumento conoscitivo fondamentale fin dalle prime fasi di vita dell’uomo ma che tuttavia per le abitudini moderne, fra tutte quella dell’utilizzo di calzature, tende a perdere col tempo questa sua naturale funzione. È tuttavia necessario evitare che i bambini camminino scalzi dovunque. A differenza di quanto si credeva, è salutare camminare scalzi solo su superfici morbide, che si arrendono facilmente all’impronta del piedino. Infatti, superfici troppo rigide, come il pavimento di casa, ad esempio, non fanno altro che accentuare il piattismo.

Gli esercizi di rinforzo muscolare possono prevedere:

- Camminate sulle punte, sui talloni, sul margine esterno del piede e in successione con tallone-esterno-punta-saltello (rieducazione del cammino).

- Camminare a piedi nudi su superfici irregolari, come giardini o sabbia, evitando di “imprigionare” continuamente il piede del bambino all’interno della scarpa.

- Passare alternativamente e in maniera lenta dall’appoggio sui talloni a quello sulle punte dei piedi e viceversa.

- Afferrare piccoli oggetti fra i piedi o con le dita e inserirli all’interno di un cerchio o passarli da un piede all’altro.

- Stropicciare un asciugamano a terra con le dita e la pianta del piede.

- Incoraggiare il bambino a muoversi quanto più possibile, saltare, correre, giocare rappresentano sempre la terapia più efficace e “sopportata” dal bambino, ricordando che l’obesità è un fattore che si correla sovente al piattismo.

Per lo sviluppo della funzione propriocettiva del piede di ausilio sono esercizi di equilibrio in appoggio monopodalico o bipodalico su tavolette o panche oscillanti, su tappetino morbido o strumenti per l’equilibrio quali il bosu. 

 

 

 

Per favorire lo sviluppo del piede in modo corretto bisogna puntare sull’attività fisica consigliando la pratica di sport che richiedono una grande sollecitazione motoria ma anche propriocettiva del piede come le arti marziali, la danza, la ginnastica artistica e l’atletica.

Anche l’uso di una calzatura ideale è molto importante per consentire un perfetto sviluppo della muscolatura del piede. Le caratteristiche ideali sono rappresentata da:

  • Una punta ampia ed alta in modo da non ostacolare in alcun modo le dita nei movimenti.
  • Una suola morbida, in cuoio o in pelle, che a livello del famice, cioè dell’articolazione metatarso-falangea, deve potersi flettere notevolmente, arrivando a piegarsi a circa 90° con la semplice pressione della mano.
  • Posteriormente ed ai lati dovrebbe esserci un contrafforte rigido per mantenere in asse il calcagno durante l’appoggio al suolo. Sono da evitare le scarpe prive di questi contrafforti, come ad esempio quelle in tela.
  • L’altezza della scarpa non dovrebbe ostacolare il libero movimento dell’articolazione della caviglia. Al massimo sarà fornita di un gambaletto morbido che non superi il malleolo per evitare che il bambino la sfili con troppa facilità.
  • Da evitare sono le scarpe totalmente sprovviste di tacco, l’altezza nei primi anni non dovrà comunque superare i 10mm, e limitato l’utilizzo delle pantofole.

Come detto il plantare meccanico classico ha il suo “modus operandi” nel riallineamento di segmenti deviati. La semplice stimolazione passiva non genera risultati duraturi, anzi rischia di perturbare il sistema. Una volta cessato lo stimolo, l’effetto finale sarà uguale a quello precedente all’applicazione, se non peggiore: una strutturata sorretta in maniera del tutto passiva, tolti i pilastri che la sostengono, è destinata a crollare. Nel suo rigido tentativo di sostegno, il plantare meccanico rischia di far diventare il piede cieco, limitandone la potente azione sensoriale.

Di fondamentale aiuto può essere invece la soletta posturale che permette un riequilibrio ascendente delle catene muscolari, attraverso una riorganizzazione del processo a livello recettoriale e somato-sensitivo e quindi non solo ricercando una correzione meccanica passiva.

L’azione dei rilievi estero-propriocettivi (inferiori a 2 mm di spessore) determina una stimolazione sensoriale riflessa dei muscoli intrinseci del piede e quindi della catena muscolo-connettivale corrispondente, con modulazione del tono dei muscoli stessi e delle tensioni delle fasce e dei legamenti. Non agiamo modificando drasticamente il sistema ma lo informiamo. L’informazione veicolata dai recettori podalici è in grado così di riorganizzare e riarmonizzare la postura nel suo complesso.

Breve presentazione

Dottore con lode in Scienze Motorie e in Podologia, specializzato nel Master in Posturologia presso l’Università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti. È autore di quattro libri, ha scritto decine di articoli scientifici su siti e riviste specializzate. Inoltre, docente in Terapia Fisica Strumentale e Stabilometria in Analisi Posturale per il Master in Posturologia Clinica e Scienze dell'esercizio fisico dell'Università di Catania.Ha svolto l'attività di Tutor sportivo per il Coni Lazio, quella di docente per il Coni Campania....... Continua a leggere

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