Il piede cieco: riflessione sull'utilizzo di plantari e scarpe correttive

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E’ disarmante osservare come, nonostante gli enormi progressi della fisiologia umana nell’ultimo secolo, moltissimi operatori si ostinino a fare dei piedi ciò che si vuole, specie quelli dei bambini, proseguendo in un oscurantismo medievale che li porta all’utilizzo di tecniche datate, prive di efficacia e sicuramente dannose.

E’ purtroppo ancora frequente osservare l’utilizzo di scarpe e plantari correttivi, il cui fine è il tentativo di bilanciare i segmenti ossei attraverso l’utilizzo di spessi cunei, talvolta nell’ordine di diversi centimetri. I sostegni della volta, così soventemente utilizzati nel piede piatto valgo lasso infantile già a partire da 3-4 anni, sono il mezzo disinformativo per eccellenza che condiziona negativamente lo sviluppo morfogenetico.

Tali ortesi ignorano del tutto le strutture che si interpongono fra i rilievi e l’osso e la loro specifica funzione. L’allineamento scheletrico non può passare dalla completa distruzione del lavoro propriocettivo del piede. L’uomo è un essere biologico costituito da sistemi interagenti, non una macchina che necessita della stessa pressione alle gomme per potersi bilanciare. 

L’arco interno del piede ha un compito fondamentale che è proprio legato alla sua elasticità, alla distribuzione delle pressioni e quindi alla specifica funzione di ammortizzamento. Ogni pressione aspecifica sugli esterocettori e i propriocettori di questa zona che non è abitualmente adibita a ricevere, provocherà un abuso iatrogeno sul piede, in termini più forti uno “stupro sensoriale”.

La specifica gamma di sensibilità su cui agiscono i propriocettori muscolari fa in modo che essi reagiscano a stimolazioni minime, con frequenze di stiramento che possono variare da 3 a 24 grammi, certi esterocettori sono in grado di analizzare differenze di tensione che si aggirano a 1/100 di millimetro.[1]

Mattews e Stein (1969) hanno inoltre evidenziato come non vi sia linearità nello specifico lavoro dei fusi neuro-muscolari “Queste terminazioni sensitive presentano due scale di sensibilità; quando l’allungamento muscolare è importante, nell’ordine di qualche millimetro, la loro sensibilità è relativamente bassa, nell’ordine di tre a 10 influssi per secondo e per millimetro; al contrario, quando l’allungamento muscolare è debole, inferiore a 0,1 millimetri, la loro sensibilità è nettamente più forte, nell’ordine di 100 influssi per secondo e per millimetro”.

“Il sistema posturale ‘fine’ gioca in questa ultima e ristretta scala di sensibilità. La soglia di attivazione di attivazione è di gr 3 per le fibre Ia e di gr 15 per le fibre II” (Hunt).

L’ortesi correttiva durante l’infanzia distrugge la propriocezione podalica, causando un ritardo della maturità del sistema propriocettivo. Vista la frequenza con cui questi bambini, spesso divenuti poi adulti, si presentano in visita stanchi di portare la correzione, soprattutto in assenza di risultati, è lecito introdurre una terminologia specifica per descrivere questa tipologia di alterazione che chiameremo come piede cieco.

Il piede cieco può presentarsi all’appoggio piatto, cavo-valgo o evidenziare in dinamica un piede a doppia-componente (vedi B. Bricot Riprogrammazione posturale globale). E’ il piede di chi per anni ha portato ortesi correttive, specie durante l’infanzia. Se parallelamente si affiancano sovrappeso e iperlassità legamentosa, caratteristica di questi soggetti sarà la tendenza a inciampare, cadere o frequentemente avere distorsioni alla caviglia. E’ la cecità podalica che durante il cammino impedisce una corretta interpretazione degli stimoli che derivano dal suolo. Una corretta e approfondita anamnesi su soggetti adulti con la sintomatologia descritta, permette di scoprire che in età infantile sono stati sottoposti a trattamenti correttivi inopportuni al piede.

Citando ancora il Pisani: “forse l' 1-2% dei piedi calcaneo-valghi osservati all'età di 2-3 anni non raggiungerà, a 6-7 anni, il corretto assiamento del calcagno... Il tempo può correggere un valgo calcaneare ai limiti del fisiologico, la calzatura correttiva mai: nel volgere di giorni o settimane è la scarpa a modellarsi sulla forma del piede e mai accade che sia il piede a modellarsi sulla calzatura. Il rischio per questi bambini non è tanto di aver portato una scarpa ortopedica perché avevano i piedi piatti, quanto di avere i piedi piatti perché hanno portato una scarpa ortopedica" (Trattato di chirurgia del piede).

 

BIBLIOGRAFIA

1. B. Bricot, Riprogramma posturale globale

2. F. Moro, Podologia non lineare

Breve presentazione

Dottore con lode in Scienze Motorie e in Podologia, specializzato nel Master in Posturologia presso l’Università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti. È autore di quattro libri, ha scritto decine di articoli scientifici su siti e riviste specializzate. Inoltre, docente in Terapia Fisica Strumentale e Stabilometria in Analisi Posturale per il Master in Posturologia Clinica e Scienze dell'esercizio fisico dell'Università di Catania.Ha svolto l'attività di Tutor sportivo per il Coni Lazio, quella di docente per il Coni Campania....... Continua a leggere

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