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Se anche un fenomeno assoluto del mondo dello sport come Usain Bolt avesse il piede piatto crollerebbero tutto di un colpo tantissimi falsi miti legati alla patologia del piede che più preoccupa i genitori. Da sempre il piattismo viene demonizzato come uno dei mali peggiori, specie dei bambini. Tale idea è figlia di una cultura ortopedica che spesso ha preso in considerazione la struttura senza indagare la funzione, costringendo spesso ragazzini ad interventi ortesici e chirurgici quantomeno inappropriati. 

Il piede di un bambino è normalmente piatto quando assume la stazione eretta ed inizia la deambulazione. Le ossa sono ancora in fase di formazione, è abbondante il tessuto adiposo, lassi i muscoli e i legamenti cosicché la struttura dell’elica podalica è incompleta. Si parla a tal proposito anche di piede piatto valgo-lasso. Gli stimoli esterni che progressivamente il bambino fornirà al piede con la crescita, prima gattonando, poi stando in piedi, camminando e correndo, contribuiranno in maniera determinante alla buona formazione dell’elica podalica generalmente entro i 6-7 anni. Il piede piatto lasso dell’infanzia decorre asintomatico e si normalizza con la crescita nella maggior parte dei casi. Si rende evidente solamente sotto carico, mentre in scarico e in punta di piedi la sua morfologia appare del tutto normale. Questo concetto di reversibilità non è ancora probabilmente molto chiaro a certi operatori e professionisti, fin troppo affezionati alla chirurgia e a concetti ortopedici ormai datati. 

Una discriminante importante ai fini della prognosi è quella del dolore. Nel dettaglio la sintomatologia, quando presente, è caratterizzata da dolore al piede che si estende fino al polpaccio quando il soggetto è in piedi o cammina, che è causa di una facile affaticabilità e che si attenua o scompare con il riposo.

Con il passare del tempo aumentano le manifestazioni dolorose a livello del collo del piede e del mesopiede, progressivamente le anomalie della morfologia del piede si accentuano e possono associarsi anche ad ulteriori alterazioni o sintomi quali alluce valgo o fascite plantare. È da sottolineare il fatto che, proprio a causa delle alterazioni anatomiche tipiche del piede piatto, aumentino le probabilità che in età adulta si presentino nel tempo problemi di tipo artrosico.

Il soggetto ha sempre più difficoltà a eseguire la flessione e supinazione del piede e l’insorgenza della sintomatologia dolorosa può costringere al ritiro dall’attività sportiva praticata e causare difficoltà nelle attività di relazione sociale (giochi, feste, gite scolastiche). Va ricercata e correttamente valutata anche l’alterata usura delle calzature, sarà caratteristico il consumo mediale della suola. Solo nei casi descritti, comunque rari, il piede piatto può avere indicazione alla chirurgia, mai in assenza di sintomatologia e mai in presenza di segni di reversibilità. 

In generale il piede piatto non va inteso come il peggiore dei mali: molti adulti e perfino sportivi conducono una vita perfettamente normale, priva di sintomatologia, nonostante evidenzino all’appoggio un piattismo. Gli eccessi di correzione sono ben peggiori del difetto di forma. E’ bene ricordare quanto evidenziato nel primo capitolo: “Il paradosso posturale sta nel soggetto che trova un suo equilibrio nell’apparente squilibrio”. Un piattismo può essere del tutto funzionale all’equilibrio globale del soggetto o semplicemente l’adattamento ad uno squilibrio discendente.

 

In una società moderna caratterizzata da una crescente e dilagante sedentarietà, specie durante l’infanzia con bambini cresciuti come “polli da allevamento”, non sorprende che una condizione para-patologica come il piede piatto infantile possa evolvere sfavorevolmente fino a divenire strutturato e rigido in età adulta.