Dismetria ed eterometria: rialzo sì o rialzo no?

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Argomenti: #dismetrie #eterometrie #rialzo #postura

 

In un articolo precedente (le catene muscolari nel ginocchio valgo e varo), abbiamo esaminato come una iperprogrammazione delle catene di apertura o di chiusura possa determinare un allungamento o accorciamento funzionale degli arti inferiori.

 

 

 

La postura è un sistema in continuo adattamento, un flusso costante di informazioni in entrata ed in uscita sensibile alla minima variazione, che risponde a dinamiche non lineari. Un sistema “complesso e caotico” difficilmente prevedibile.

“Può il battito d'ali di una farfalla scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza?”

Era la domanda che Edward Lorenz, meteorologo del Massachusetts Institute of Technology di Boston (MIT), fece ai colleghi che erano presenti a un congresso, questi restarono allibiti. Lorenz aveva scoperto un fatto nuovo: partendo da due stati iniziali che siano anche solo leggermente differenti, un sistema può seguire evoluzioni molto diverse; questo rende le condizioni metereologiche di fatto sostanzialmente impossibili da prevedere. Lo stesso vale per la postura.

 

 

Questa introduzione all'articolo è resa necessaria parlando di dismetrie ed eterometrie e della necessità o meno del rialzo.

Il termine dismetrie viene utilizzato prettamente in ambito neurologico per indicare “quei movimenti sproporzionati nel tempo e nello spazio caratteristici dei pazienti atassici, con lesioni del cervelletto o delle vie cerebellari”. In ambito posturale utilizziamo il termine per indicare quelle “false” differenze di lunghezza degli arti, determinate dall’asimmetrica programmazione in uno stesso soggetto delle catene di apertura e chiusura. Condizione ove il piede, le ginocchia e il bacino assecondano l’adattamento posturale del soggetto che, può sembrare un paradosso, trova un suo equilibrio nell’apparente squilibrio.

Una iperprogrammazione della catena di apertura su un arto determina una tendenza al varo del calcagno e alla supinazione del piede, al varo del ginocchio e all’apertura iliaca. Il risultato sarà un “allungamento funzionale” dell’arto.

Una iperprogrammazione della catena di chiusura su un arto determina una tendenza al valgo del calcagno e alla pronazione del piede, al valgo del ginocchio e alla chiusura iliaca. Il risultato sarà un “accorciamento funzionale” dell’arto.

In tutti questi casi, la stragrande maggioranza, senza un attento esame clinico è facile per l’operatore disattento prescrivere un plantare con rialzo di cui il paziente realmente non necessita. Tuttalpiù in un sistema “non lineare” come quello posturale, alterare l’informazione in entrata potrebbe contribuire ad aumentare torsioni, rigidità e conflitti articolari nella risposta in uscita. Il paziente lamenterà una sintomatologia che fino a quel momento non aveva. E’ l’effetto “battito di ali di farfalla” che ha determinato l’uragano.

Si definiscono, invece, eterometrie tutte quelle deformità degli arti inferiori dovute a una “reale” differenza di lunghezza degli arti, causate nella maggior parte dei casi ad eventi traumatici (l’esito di una frattura), interventi chirurgici o malattie come la poliomielite. In questi casi, rari, lo squilibrio non è da ricercare in un adattamento posturale del sistema.

Nei casi di una “vera gamba lunga” si associano i seguenti compensi:

- un bacino in chiusura ed in posteriorità,

- un ginocchio tendente al valgo o al flexum,

- un piede in chiusura (valgo) per accorciare compensativamente l’arto.

Nei casi di una “vera gamba corta” si associano i seguenti compensi:

- un bacino in apertura ed in anteriorità,

- un ginocchio tendente al varo o al recurvatum,

- un piede in apertura (varo) per allungare compensativamente l’arto.

In questi casi si rende necessario il rialzo dal lato dell’ipometria, in genere con un’altezza pari a circa il 50% dell’accorciamento. Avrebbe, a mio avviso, comunque ugualmente poco senso limitarsi a prescrivere un rialzo, nei casi di un’eterometria, senza un lavoro specifico sulle catene rimaste deprogrammate. Giacché non siamo nati per vivere con il piede in una scarpa.

Ai fini diagnostici, oltre ad eventuali esami strumentali (scansioscintigrafia ed RX), è necessaria soprattutto esperienza ed attenzione dell’operatore all’esame clinico. La valutazione in posizione eretta delle altezze, deve essere sempre confrontata con quella in posizione seduta e supina per valutare l’influenza degli arti inferiori sul basculamento del bacino. Piccole stimolazioni sotto il piede serviranno a riattivare da un punto di vista propriocettivo la catena di apertura (muscolo di entrata adduttore del I dito), o la catena di chiusura (muscolo di entrata abduttore del V dito), determinando l’eventuale riallineamento dei segmenti nel caso di una dismetria.

 

Fermo restando che quindi il plantare con rialzo dovrebbe essere l’eccezione e non la regola. Non prescritto, ahimè, con leggerezza quasi imbarazzante da molti professionisti.  Per dirla alla Fantozzi nella maggior parte dei casi:

 


 

Bibliografia:

- L. Busquet, 1996, Le catene muscolari Volume IV, Editore Marrapese, Roma.

- F. Moro, 2016, Podologia non lineare, Demi edizioni, Roma. 

Breve presentazione

Dottore con lode in Scienze Motorie e in Podologia, specializzato nel Master in Posturologia presso l’Università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti. È autore di quattro libri, ha scritto decine di articoli scientifici su siti e riviste specializzate. Inoltre, docente in Terapia Fisica Strumentale e Stabilometria in Analisi Posturale per il Master in Posturologia Clinica e Scienze dell'esercizio fisico dell'Università di Catania.Ha svolto l'attività di Tutor sportivo per il Coni Lazio, quella di docente per il Coni Campania....... Continua a leggere

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